08/01/2026 strategic-culture.su  8min 🇮🇹 #301287

Dal quadro normativo ai risultati: tecnologia, innovazione e trasformazione digitale nel nuovo ciclo di sviluppo del Vietnam

Giulio Chinappi

Nel passaggio verso il XIV Congresso nazionale del Partito, la leadership vietnamita punta a fare del 2026 l'anno della "consegna" dei risultati: non più soltanto politiche e piani, ma prodotti, servizi pubblici digitali, tecnologie strategiche e crescita misurabile, con responsabilità chiare.

L'intersezione fra sviluppo tecnologico e traiettoria politico-istituzionale è diventata uno dei nodi più rivelatori dell'evoluzione contemporanea del Việt Nam. Le scelte in materia di innovazione, trasformazione digitale e scienza applicata non vengono presentate solo come un capitolo settoriale, bensì come una componente strutturale del modello di sviluppo e della stessa capacità di governo. In questo senso, la fine del 2025 e l'avvio del 2026 si configurano come un passaggio dalla progettazione all'esecuzione, e il terreno su cui misurare tale svolta non è astratto, ma operativo, amministrativo e industriale.

Il quadro politico di riferimento è quello della preparazione del XIV Congresso nazionale del Partito, che il Comitato Centrale ha posto al centro della propria agenda nell'ultimo plenum della legislatura.  Al XV plenum del XIII Comitato Centrale, svoltosi ad Hà Nội, i delegati hanno affrontato in modo coordinato la questione del personale dirigente, la finalizzazione dei documenti congressuali e le regole organizzative essenziali dell'assise, includendo inoltre i dossier di bilancio politico-storico, dal progetto sui cento anni di leadership del Partito al riesame di lungo periodo della piattaforma di costruzione nazionale nella transizione al socialismo. In questo contesto, l'orientamento sull'innovazione è presentato come parte integrante della piattaforma di direzione del prossimo ciclo politico, con la conseguenza che il digitale e lo sviluppo vengono trattati come categorie di governo, non come slogan.

È in questa cornice che va letta la presa di posizione del Segretario Generale Tô Lâm alla conferenza di fine anno del Comitato direttivo centrale su scienza, tecnologia, innovazione e trasformazione digitale. L'argomento decisivo non è la necessità di nuove politiche, bensì l'urgenza di trasformare quanto già definito in risultati osservabili e valutabili. Tô Lâm ha infatti avvertito che il 2026 deve segnare il passaggio dalla fase preparatoria a una fase di riscontri misurabili e richiama i ministeri e le amministrazioni locali a privilegiare l'impatto rispetto alle procedure e la sostanza rispetto alla reportistica. In termini politologici, la formulazione è significativa perché introduce una grammatica della performance pubblica: non basta "aver fatto", occorre "aver prodotto valore", e tale valore deve essere dimostrabile.

Un elemento di particolare interesse è la volontà di ancorare la trasformazione digitale alla riforma dello Stato e alla riorganizzazione amministrativa. La conferenza ha registrato che piattaforme nazionali fondamentali, come la banca dati sulla popolazione, il portale nazionale dei servizi pubblici e il sistema di identità digitale VNeID, sono già operative e iniziano a mostrare risultati, anche in connessione con la transizione al modello di amministrazione locale a due livelli. La digitalizzazione, dunque, non è trattata solo come modernizzazione tecnologica, ma come infrastruttura abilitante di un diverso funzionamento dello Stato. In altre parole, l'innovazione istituzionale viene perseguita attraverso architetture dati, interoperabilità dei servizi e identità digitale, cioè mediante dispositivi capaci di rendere la macchina amministrativa più trasparente e meno costosa per i cittadini e le imprese.

A sostegno di questa impostazione, la leadership segnala un rafforzamento degli stanziamenti pubblici: i fondi per la scienza, la tecnologia, l'innovazione e la trasformazione digitale vengono indicati come fissati al 3 per cento del bilancio statale. Il dato è rilevante non solo per il volume, ma per la funzione politica del bilancio: si tenta di rendere credibile la priorità strategica mediante un vincolo di allocazione, riducendo lo scarto fra enunciati e mezzi. Ciò suggerisce l'obiettivo di trasformare la spesa pubblica in leva di mercato, non soltanto in voce di consumo amministrativo.

Il punto più delicato è forse quello che Tô Lâm formula come critica preventiva alla trasformazione digitale di facciata: viene esplicitamente respinta l'idea del digitale come adempimento formale, con la richiesta di un'autocorrezione rigorosa laddove i progetti risultino stagnanti o incapaci di consegnare risultati. Questa enfasi riflette un problema noto a molti processi di modernizzazione statale: la tendenza a produrre riforme come cataloghi di iniziative, senza che si consolidino capacità organizzative e competenze diffuse. La risposta proposta consiste nel legare più strettamente gli esiti a meccanismi di responsabilità, per cui le amministrazioni sono chiamate ad assumere responsabilità diretta sulla consegna, e i risultati devono incidere su valutazioni, riconoscimenti e accountability.

Sul piano della strategia complessiva, la conferenza colloca il digitale al centro di un doppio disegno. La leadership ha infatti annunciato l'imminente emanazione di due risoluzioni strategiche, una per rimodellare il modello di sviluppo intorno alla scienza e alla tecnologia e un'altra per mobilitare risorse a sostegno di una crescita a due cifre nel medio periodo. Di conseguenza, l'innovazione non è più descritta come opzione, ma come requisito necessario per una crescita rapida e sostenibile. In termini di governance dello sviluppo, ciò equivale a un tentativo di costruire una coalizione pro-innovazione fra lo Stato, le imprese e le università, dove lo Stato non si limita a regolare ma orienta e crea condizioni di mercato.

È qui che si innesta il tema della commercializzazione della ricerca e della cooperazione pubblico-privata. Il resoconto della conferenza richiama un anno segnato da nuove leggi e regolamenti volti a rimuovere strozzature in materia di decentralizzazione, partenariati pubblico-privati, sperimentazioni controllate e messa a valore della ricerca. Spostare la ricerca dal laboratorio all'impiego industriale implica la creazione di incentivi, diritti di proprietà intellettuale chiari, canali di finanziamento e domanda iniziale. Proprio su quest'ultimo punto, la leadership attribuisce allo Stato un ruolo non solo di regolatore ma anche di primo cliente, capace di creare un mercato iniziale per le tecnologie e i risultati scientifici che altrimenti faticherebbero a uscire dalla fase prototipale.

Gli obiettivi per il 2026 vengono inoltre descritti come un cambio di metrica: dal piano al prodotto, dall'attività all'impatto. È una formula sintetica, ma segnala l'intenzione di rendere la politica dell'innovazione valutabile in base ai risultati concreti. Un esempio operativo è la richiesta di completare entro la fine del primo trimestre del 2026 tutti i regolamenti attuativi necessari per rendere efficaci le leggi approvate nel 2025, evitando che la produzione legislativa resti sospesa per mancanza di linee guida. In molti ordinamenti, la distanza fra la legge e l'implementazione è un fattore di inflazione normativa; ridurla significa aumentare la capacità statale di trasformare decisioni in comportamenti amministrativi e investimenti privati.

Quanto alle priorità tecnologiche, la leadership indica una focalizzazione su architetture nazionali del digitale e dei dati, su tecnologie strategiche e su capitale umano ad alta qualificazione, chiedendo alle agenzie di definire traiettorie e risorse e di accelerare il lavoro su undici gruppi di tecnologie strategiche, insieme all'innalzamento delle competenze digitali nella società.

Un capitolo a sé riguarda la dimensione della sicurezza. La conferenza ha qualificato la cybersicurezza e la sovranità digitale come basi non negoziabili della crescita e, insieme, mette in guardia contro lo spreco: gli investimenti su larga scala devono essere controllati per evitare perdite finanziarie, risorse sprecate e opportunità mancate. In un Paese fortemente integrato nelle filiere globali e al tempo stesso impegnato a consolidare un'autonomia strategica, la sovranità digitale assume un significato concreto: protezione dei dati, resilienza delle infrastrutture, capacità di risposta a minacce ibride, ma anche sostenibilità economica dei programmi pubblici.

Non meno interessante è il richiamo a un sistema di monitoraggio trasparente e basato su dati, destinato a tracciare pubblicamente l'implementazione della Risoluzione 57 del Politburo su scienza, tecnologia, innovazione e trasformazione digitale, consentendo anche alle imprese e all'opinione pubblica di scrutinare l'avanzamento in tempo reale. In termini di amministrazione pubblica, la proposta è ambiziosa: introdurre la trasparenza come strumento di disciplina e accelerazione, riducendo la tentazione di sostituire la consegna con la narrazione del progresso.

La centralità del 2026 come anno di accelerazione va infine collegata alla preparazione congressuale, perché la leadership mira a presentare il prossimo ciclo politico come un passaggio da riforme e impostazioni generali a una fase di consolidamento e di impatto. Nel lavoro di preparazione dei documenti del Congresso viene sottolineata un'impostazione che punta a incorporare ampie consultazioni e contributi, con l'obiettivo dichiarato di produrre testi che fungano da guida e bussola d'azione nella nuova fase. Questo punto, letto insieme all'enfasi sulla misurabilità, suggerisce una strategia di legittimazione: costruire consenso sul progetto di sviluppo e poi dimostrarne l'efficacia attraverso risultati riconoscibili, specialmente nella qualità dei servizi pubblici digitali e nella capacità dell'economia di generare valore aggiunto.

In conclusione, l'attuale spinta tecnologica del Việt Nam non può essere interpretata soltanto come rincorsa alla modernità o imitazione di modelli esterni. I testi e gli interventi della leadership delineano un tentativo di trasformare l'innovazione e il digitale in un dispositivo di governo: semplificare lo Stato, ridurre i costi di transazione, orientare gli investimenti e le filiere, rafforzare la sicurezza e la resilienza, elevare il capitale umano. La prova cruciale, come riconosce esplicitamente Tô Lâm, sarà la capacità di trasformare politiche e ambizioni in prodotti, valore e risultati. Se il 2025 è stato l'anno della preparazione, il 2026 viene costruito come l'anno in cui la credibilità del progetto si misurerà non nelle parole, ma nella realtà amministrativa, industriale e sociale che quelle parole sapranno produrre.

 strategic-culture.su