19/01/2026 strategic-culture.su  7min 🇮🇹 #302277

 The Epstein Saga: capitolo 1, il signor Clinton

The Epstein Saga: capitolo 4, il buon Robert

Lorenzo Maria Pacini

I legami di Epstein con i servizi segreti britannici e israeliani furono facilitati da una figura chiave nota come Robert Maxwell, padre di Ghislaine, moglie di Jeffrey.

L'uomo giusto al momento giusto

I collegamenti di Epstein con l'intelligence inglese e israeliana sono passati tramite il personaggio chiave noto come Robert Maxwell, padre di Ghislaine, moglie di Jeffrey.

Robert Maxwell è stato uno dei più controversi magnati dei media del XX secolo: sopravvissuto alla Shoah, arruolato nell'esercito britannico, divenne tycoon dell'editoria, parlamentare laburista e figura al centro di scandali finanziari e di ipotesi di legami con diversi servizi segreti, inclusi MI6 e Mossad. La sua biografia intreccia origine poverissima, ascesa vertiginosa, rapporti con capi di Stato e, dopo la morte in mare nel 1991, la scoperta di enormi frodi sui fondi pensione delle sue aziende.

Nato Ján Ludvík Hyman Binyamin Hoch nel 1923 a Slatinské Doly (oggi Solotvyno, Ucraina), allora Cecoslovacchia, in una famiglia ebrea ortodossa yiddish‑parlante, emigrò in Gran Bretagna durante la Seconda guerra mondiale e combatté nell'esercito britannico. Dopo il conflitto entrò nell'editoria scientifica e fondò Pergamon Press, trasformandola in un grande editore di testi tecnici e accademici, base del futuro impero mediatico.

Negli anni '80 controllava un vasto impero: Maxwell Communication Corp, Pergamon, Macmillan, il tabloid Daily Mirror e altre testate nel Regno Unito e all'estero, in competizione diretta con Rupert Murdoch.

Morì il 5 novembre 1991, cadendo dal suo yacht Lady Ghislaine al largo delle Canarie; dopo la sua morte emerse che aveva distolto centinaia di milioni di sterline dai fondi pensione del Mirror Group per coprire falle finanziarie.

Dunque... Vendeva libri di testo alle scuole americane. Frequentava re, regine, presidenti e papi. E, lontano dai riflettori, potrebbe aver contribuito alle attività di una delle agenzie di intelligence più riservate al mondo, impegnata a sorvegliare mezzo pianeta. Per alcuni era un innovatore geniale; per altri un impostore senza scrupoli. Per sua figlia Ghislaine - la cui vita successiva si sarebbe intrecciata a quella del trafficante sessuale Jeffrey Epstein - fu l'uomo che le spalancò le porte dell'alta società e forse, inconsapevolmente, anche quelle di una futura rovina.

Maxwell riuscì a scalare i vertici fino a diventare un potente imprenditore dei media nel Regno Unito, costruendo un impero paragonabile a quello di Rupert Murdoch. Quando fondò la Pergamon Press, casa editrice accademica specializzata in manuali di storia e scienze diffusi nelle scuole statunitensi, spesso criticati per un'impostazione filoisraeliana coerente con il forte sionismo di Maxwell, i suoi concorrenti non si sarebbero aspettati un tale successo.

Nel 1984 acquistò il Daily Mirror, trasformandolo in un colosso del giornalismo popolare. Nel momento di massima espansione controllava Maxwell Communication Corporation, Macmillan, Pergamon e numerose testate internazionali. Ghislaine, la sua figlia prediletta, fu educata a Oxford, preparata per i salotti dell'élite e spesso al suo fianco negli eventi mondani tra Londra e New York. Maxwell veniva fotografato in compagnia della regina Elisabetta, del principe Carlo, della principessa Diana, di Margaret Thatcher e persino di Madre Teresa. Altre immagini lo ritraggono accanto ai presidenti statunitensi George W. Bush e Donald Trump.

Diverse fonti indicano che il Foreign Office britannico sospettasse Maxwell di essere un agente doppio o triplo, con collegamenti al  MI6, al KGB sovietico e all'intelligence israeliana del Mossad... la mia fonte, che ho consultato per la scrittura di questo testo, conferma la sua appartenenza ai servizi britannici, con un ruolo chiave nelle relazioni con aziende ed altre agenzie, in particolare riguardo le attività con i politici (americani ma non solo).

Maxwell si muoveva con disinvoltura tra la Casa Bianca, il Cremlino, Downing Street e i vertici politici di Francia, Germania e Israele, una cosa che non è affatto facile, né tantomeno "comoda" da mantenere.

Negli anni Sessanta ricoprì per due mandati il ruolo di deputato laburista per Buckingham, conducendo al contempo uno stile di vita estremamente lussuoso. Nella sua residenza di Headington Hill, nei pressi di Oxford, organizzava feste sontuose che, secondo voci persistenti, sarebbero state utilizzate come trappole seduttive per raccogliere informazioni compromettenti su personalità influenti.

Le accuse più gravi lo collegano allo scandalo del software PROMIS, di cui abbiamo parlato nel Capitolo 3 della nostra Saga. Nato come programma del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, PROMIS sarebbe stato sottratto illegalmente, modificato con una "porta di servizio" israeliana e poi distribuito a numerose agenzie di intelligence, forze armate e aziende in tutto il mondo, consentendo a Israele di monitorare praticamente ogni paese che lo utilizzava. Secondo vari informatori, tra cui l'ex agente israeliano Ari Ben-Menashe, Robert Maxwell avrebbe svolto il ruolo di principale promotore globale di questo cavallo di Troia digitale. Queste accuse sono in parte corroborate da elementi indiretti: forte sostegno a Israele, affari in settori sensibili, rapporti stretti con la leadership israeliana e un funerale di Stato in Israele nel 1991, cui parteciparono il premier Yitzhak Shamir, il presidente Chaim Herzog e alti dirigenti dell'intelligence, con elogi pubblici sul fatto che Maxwell "fece più per Israele di quanto si possa dire".

Gli ultimi anni della sua vita furono segnati dal collasso finanziario. Dopo la sua morte, gli inquirenti scoprirono un buco di 460 milioni di sterline nel fondo pensione del Mirror Group. Maxwell aveva sottratto i risparmi previdenziali dei suoi stessi dipendenti per sostenere un impero ormai sommerso dai debiti. I figli Ian e Kevin Maxwell furono arrestati e accusati di frode (per poi essere assolti), mentre l'opinione pubblica britannica esplose di rabbia per il tradimento subito da migliaia di pensionati.

Da un giorno all'altro, Maxwell passò da tycoon rispettato a figura detestata. I manifestanti lo ribattezzarono "Robber Bob".

Il 5 novembre 1991 scomparve dal suo yacht di 180 piedi al largo delle Isole Canarie. Fu ritrovato morto poche ore dopo, a faccia in su nell'oceano. La versione ufficiale parlò di infarto seguito da annegamento accidentale. Sua figlia, invece, ritenne che fosse stato ucciso.

L'autopsia rivelò che Maxwell soffriva già di gravi patologie cardiache e polmonari.

Gli furono tributati funerali di Stato in Israele, alla presenza dell'allora primo ministro Yitzhak Shamir e di numerosi esponenti dei servizi di intelligence.

A braccetto, tanto da sposarne la figlia

Epstein conobbe Ghislaine Maxwell negli anni '90, e la loro relazione iniziò come breve rapporto sentimentale prima di trasformarsi in un'alleanza professionale e personale molto intensa. Ghislaine divenne la principale assistente di Epstein, gestendo le sue proprietà, organizzando il suo staff e svolgendo un ruolo centrale nel reclutamento delle vittime per gli abusi sessuali.

I legami col padre, Robert, furono sin da subito importanti, anche se forse lo sono stati di più dopo la sua morte: Epstein è stato introdotto nella cerchia del Signor Maxwell, grazie ai contatti e alle reti della famiglia. Una ricostruzione riportata dal  Telegraph nel 2022 sostiene che Epstein possa aver aiutato Robert Maxwell a nascondere parte del denaro sottratto dai fondi pensione del Mirror Group, utilizzando canali offshore.

Robert fu fondamentale per introdurre Epstein nel mondo dell'intelligence israeliana, dove fu bravo a farsi strada anche da solo.

La fonte consultata, proveniente dal mondo dell'intelligence, mi ha rivelato che anche Ghislaine è fondamentale in questa storia: lei, seguendo le orme del padre, si è fatta strada all'interno dell'intelligence britannica e israeliana, tessendo relazioni, coperture e favori anche per il suo amato Jeffrey.

D'altronde, niente di meglio che sposarsi la figlia di una "spia" con la garanzia di trarne "l'eredità". Senza Ghislaine, Epstein non avrebbe avuto accesso a molti dei VIP con cui ha intessuto regolari relazioni, e soprattutto non avrebbe avuto la copertura necessaria per operare indisturbatamente per molti anni.

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