
Lorenzo Maria Pacini
Ci voleva Donald Trump per legittimare il giudizio che molti cittadini europei hanno dei loro leader: stupidi e incompetenti.
Inaffidabili, boriosi, incompetenti leader
Ci voleva Donald Trump per legittimare il giudizio che molti cittadini europei hanno dei loro leader: stupidi e incompetenti.
Nella recente intervista a Politico, il Presidente statunitense ha parlato chiaro ed ha rincarato la dose su quegli aspetti della politica europea che già ha più volte espresso e sottolineato.
Purtroppo ha ragione: colpisce l'incredibile livello di superficialità mostrato dai cosiddetti Volenterosi europei, che appaiono al tempo stesso incapaci, impotenti e animati da una sorta di masochismo politico. Per fortuna l'Unione Europea è composta da 27 Stati che faticano persino a trovare un accordo su questioni minori, come l'abolizione - pure necessaria - dell'ora solare. Se così non fosse, Bruxelles ci trascinerebbe direttamente in un conflitto armato con Mosca nel giro di 24 ore. Ed è altrettanto rassicurante che sulle questioni davvero cruciali - difesa, sicurezza, guerra e pace, fiscalità - le decisioni dell'Ue vengano prese solo all'unanimità e non a maggioranza. Ultimo briciolo di autonomia decisionale, finché ne resta.
L'aspetto più sconcertante, e al tempo stesso più drammatico, è che questi leader europei, tanto superficiali quanto irresponsabili, insistono nel voler spingere Kiev a proseguire una guerra che è già in fase di sconfitta, che essi stessi non sono in grado né di combattere né di sostenere economicamente, e che senza l'appoggio degli Stati Uniti - che Trump intende interrompere - è ormai destinata a concludersi negativamente.
La strategia europea è tragica per gli ucraini, che più combattono più perdono uomini e territorio, ma è disastrosa anche per i cittadini europei. Trump, con maggiore lucidità strategica, pur guidando una potenza militare gigante come gli USA, ha compreso che non ha senso prolungare uno scontro inutile con la Russia fino al rischio di un conflitto nucleare, e si muove verso un accordo diretto con Putin, ignorando Zelensky. Il Potus ha ammesso che la Nato guidata da Joe Biden ha avuto un ruolo decisivo nel provocare il conflitto, minacciando di portare infrastrutture militari ai confini russi e spingendo l'Ucraina ad abbandonare la propria neutralità. Di fronte al rischio atomico, il presidente americano preferisce normalizzare i rapporti con Mosca mentre, al contrario, i leader europei, nonostante lo svantaggio totale, sembrano orientati verso una guerra permanente e verso la trasformazione dell'Ucraina in una tomba per l'intera Europa.
Il loro bias cognitivo è effettivamente come il giudizio espresso da Trump: vogliono sedersi ai tavoli di pace continuando però a sostenere il conflitto. Come recita un antico adagio, chi vuole distruggere viene prima privato della ragione. Così un'Europa guidata dall'irresponsabile Ursula von der Leyen si prepara allo scontro con la Russia - che non è nemmeno l'unico nemico ideologico dichiarato della UE. L'unica grande potenza che, per convenienza reciproca, potrebbe in prospettiva essere un alleato dell'Europa è proprio la Russia, contro la quale però gli europei si stanno riarmando.
Forse un ultimo appiglio
Come funzionano i meccanismi di voto all'interno dell'Unione?
Dobbiamo anzitutto distinguere i tre diversi organi presenti.
La Commissione Europea è composta da un collegio di commissari, uno per ciascuno Stato membro, incluso il presidente e gli eventuali vicepresidenti. I commissari non rappresentano formalmente i rispettivi Paesi, ma giurano di agire nell'interesse generale dell'Unione. Il funzionamento della Commissione si basa sul principio di collegialità, per il quale le decisioni sono adottate collettivamente e la responsabilità politica è condivisa da tutti i membri.
Quando la Commissione deve adottare una decisione formale - ad esempio una proposta legislativa, un atto esecutivo o una linea di indirizzo politico - il voto avviene a maggioranza semplice dei commissari presenti. Ogni commissario dispone di un solo voto, indipendentemente dal peso demografico o politico dello Stato di provenienza. Non esistono né veti né voti ponderati. In pratica, se la maggioranza del collegio approva una proposta, questa diventa posizione ufficiale della Commissione, anche se alcuni commissari hanno votato contro o espresso riserve.
Va però sottolineato che, nella prassi, il ricorso al voto formale è relativamente raro. La Commissione tende a operare attraverso il consenso, cercando di evitare spaccature interne che potrebbero indebolire la sua credibilità politica. Il presidente della Commissione svolge un ruolo centrale nel mediare tra le diverse posizioni e nel definire l'agenda, ma non dispone di un potere di veto individuale.
Il Consiglio Europeo, invece, è l'organo che definisce l' indirizzo politico generale dell'Unione. Ne fanno parte i capi di Stato o di governo dei Paesi membri, il presidente del Consiglio europeo, la presidente della Commissione europea e, quando necessario, l'Alto rappresentante per la politica estera. Non esercita funzioni legislative, non approva leggi, ma stabilisce le grandi linee strategiche dell'Ue su temi come politica estera, sicurezza, allargamento, sanzioni, crisi internazionali e riforme istituzionali. In linea di principio, il Consiglio europeo decide per consenso seppure, in alcuni casi previsti dai trattati, può votare all'unanimità o a maggioranza qualificata L'unanimità resta centrale sulle questioni più sensibili, come politica estera e sicurezza comune, proprio per preservare la sovranità degli Stati membri.
C'è infine il Consiglio dell'Unione Euopea che è uno dei due rami del potere legislativo dell'Unione, insieme al Parlamento europeo, composto dai ministri nazionali competenti per materia, e discute, emenda e approva le proposte legislative presentate dalla Commissione, negoziandole con il Parlamento.
Quanto al voto, nel Consiglio dell'UE la regola ordinaria è la maggioranza qualificata, basata sul cosiddetto doppio criterio: serve il voto favorevole del 55% degli Stati membri, che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell'Unione. Tuttavia, per materie particolarmente delicate - come politica estera, fiscalità, sicurezza, difesa e adesione di nuovi Stati - è richiesta l'unanimità.
Il Consiglio europeo orienta la politica dell'Ue, mentre il Consiglio dell'Unione europea legifera insieme al Parlamento, applicando regole di voto diverse a seconda della sensibilità delle decisioni.
Per fortuna su materie politiche e strategiche fondamentali - come guerra e difesa - il Consiglio europeo deve esprimersi all'unanimità. Questo principio è fortemente contestato dagli europeisti, tra cui Macron, Draghi, von der Leyen e lo stesso presidente Mattarella, oltre che dalle forze di sinistra e centrosinistra dei Paesi membri. Al contrario, i cosiddetti sovranisti, come Giorgia Meloni e Viktor Orbán, difendono il mantenimento dell'unanimità, ed è uno dei rari casi in cui la loro posizione è pienamente condivisibile: sulle scelte decisive, come la pace o la guerra, ogni popolo deve poter decidere democraticamente attraverso le proprie istituzioni rappresentative.
Concentrare tutto il potere decisionale a Bruxelles sarebbe una scelta disastrosa e profondamente antidemocratica. Del resto, persino la NATO prende le sue decisioni sulla base dell'unanimità.